23 Dicembre 2019
Un Natale amaro per i frutticoltori cuneesi, che rinunciano sempre più alle pesche (sottopagate)

Sarà un Natale amaro per i frutticoltori della Granda, alle prese con criticità che continuano a tenere sotto scacco le produzioni locali con gravissime conseguenze per un comparto vitale dell’economia cuneese. In questi giorni stanno arrivando le prime liquidazioni dei compensi per le pesche, che non lasciano spazio ad interpretazioni: la situazione è disastrosa e lo sfruttamento lungo la filiera della frutta a danno dei produttori ha assunto proporzioni inaccettabili.

“È una vergogna riconoscere 18/20 centesimi al chilo per le pesche quando i costi di produzione vanno, almeno, tra i 30 ed i 40 centesimi al chilo, vale a dire il 70% in più – evidenzia Roberto Moncalvo, Delegato Confederale di Coldiretti Cuneo –. I nostri imprenditori non possono continuare ad essere sottopagati, a far da banca visti i tempi di pagamento estremamente dilatati, a sottostare a comportamenti messi in atto dai quattro soggetti che governano la filiera, detenendo l’81% del valore della produzione, oltre a dover pagare già l’embargo russo, le barriere strutturali e tariffarie che rallentano l’export e alcune importanti malattie”.

“Ormai quasi tutto il prodotto è in conferimento, anche quello non destinato alle cooperative, ma agli operatori commerciali che, in realtà, non potrebbero avvalersi di questo sistema di vendita, lo fanno utilizzando le Organizzazioni dei produttori. Un metodo – sottolinea Moncalvo – creato ad hoc per far sì che il rischio d’impresa rimanga esclusivamente a carico dell’imprenditore agricolo, già pagato sotto i costi di produzione e tardi”.

La scarsa rimuneratività spinge i frutticoltori cuneesi ad investire sempre meno nel prodotto pesca. Lo dimostra il moltiplicarsi degli espianti, che ha determinato un crollo delle superfici coltivate negli ultimi anni. Secondo i dati dell’Anagrafe Agricola Unica della Regione, in Provincia di Cuneo nel 2014 c’erano 4.055 ettari coltivati a pesco, un dato che nel 2019 precipita a 2.980 ettari: in cinque anni la superficie dedicata ai peschi è scesa del 27%.

Che non ci sia più tempo da perdere per garantire una vera svolta della filiera, i produttori di Coldiretti lo hanno ribadito con forza alla Regione nel corso della manifestazione “Bôgia Piemunt” a Torino la settimana scorsa: occorre attivare al più presto l’Osservatorio regionale su prezzi e dinamiche del mercato frutticolo, sul quale il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio si è nuovamente impegnato, dopo averlo già fatto durante l’evento “Frutta e Legalità” organizzato da Coldiretti lo scorso 28 giugno a Torino. L’Osservatorio sarebbe un utile strumento per fare chiarezza sui meccanismi che regolano la filiera, sempre più simili a quelli delle agromafie.